Si, Sognare!

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Spolverando tra vecchie cartelle del mio computer, ecco che viene alla luce un vecchio articolo scritto un anno e mezzo fa per il giornale online Co&Co News. Me ne ero completamente dimenticata.

Mi rileggo, sorridendo del tempo passato e dei ricordi che quelle parole portano con sé. Sorrido perché mi ritrovo la stessa sognatrice di sempre, con un pezzo di carta in piú da accumulare nel curriculum, un sogno da poco realizzato e che sto vivendo appieno, e una sfilza di altri nuovi sogni giá pronti, lí, in attesa che io inizi a rincorrerli.

“Il mondo là fuori non guarda in faccia a nessuno e se vuoi arrivare da qualche parte devi minimo avere una laurea in tasca”        Chi di noi, ventenni più o meno maturi, non se l’è sentito ripetere un centinaio di volte nel momento di scegliere quale strada seguire per il proprio futuro? La sottoscritta c’è convissuta a lungo, arrivando a convincersi fermamente dell’importanza di arrivare a strappare anche coi denti quel maledettissimo foglio di carta.

Figlia invidiabile, studentessa con voti eccellenti grazie ai quali ricevetti l’odioso appellativo di “secchiona” e, terminato il liceo, una lunga sicuramente brillante carriera universitaria davanti. In effetti, ci sono andata vicino. Non tanto alla laurea, quanto al raggiungimento di uno stato ansioso paranoico compulsivo da sfiorare la pazzia. Università, mensa , studio, studio e ancora studio. Poche distrazioni. La mia mente e il mio tempo erano totalmente focalizzati in quello che sembrava essere il mio unico scopo di vita: laurearmi, possibilmente col massimo dei voti.

Finchè una mattina mi alzai, mi guardai allo specchio e scoppiai a piangere. Da li cominciai a vivere la mia vita e non quella degli altri. Mi chiedo spesso cosa accadde di così particolare quel giorno da destarmi in modo tanto brusco dal sonno profondo in cui vivevo da ormai vent’anni. Nulla di che, o forse si ma non me ne ricordo. Mentre non ho dubbi su quella che fu la mia mossa successiva: compilai la domanda per una borsa di studio erasmus di dieci mesi a pochi giorni dalla scadenza del bando.

Mi resi conto che quel genere di vita non aveva nulla a che fare con me e coi miei sogni. Mi attraversò come una ventata d’aria fredda tutta quella voglia di viaggiare e quella curiosità di conoscere che avevo rinchiuso in me per troppo tempo. Finalmente vedevano la luce i miei desideri più profondi, finalmente presi in mano le redini della mia vita e iniziai a scegliere per me.

Madrid fu la prima decisione, nonché la svolta. Un Erasmus può essere (e nella maggior parte dei casi è) un breve periodo di studio presso un’università estera, che ti da modo di conoscere una lingua e una cultura diversa a fondo, ma mai abbastanza dato che nel momento in cui cominci a vivere davvero quella realtà è giusto arrivata l’ora di rifare i bagagli, salutare tutti e tornare alla solita vita.

Per me è stata una rivelazione. Ho scoperto quanto sia bella l’indipendenza, la libertà, la sensazione di sentirsi soli ma abbastanza adulti per affrontare qualsiasi tipo di situazioni e responsabilità. Sono entrata a contatto con una lingua nuova e affascinante, con una cultura apparentemente simile alla nostra ma in realtà quasi opposta. Ho appreso l’arte della pazienza di fronte a code chilometriche e quella della leggera semplicità nelle serate trascorse seduta in un parco con gli amici per uno dei soliti botellón. Ho imparato ad apprezzarmi, a credere di più in me stessa e nei miei sogni e a muovermi per realizzarli.

Mi sono stancata dei luoghi comuni e delle strade fatte, forse perché finalmente vedo più chiaramente la realtà per quella che è: se sei alla ricerca della tua felicità e hai un sogno nel cassetto, non ci sono pezzi di carta che tengano. Vai e inseguilo.

E’ questo che manca al nostro povero Mondo in crisi: sognatori che trovino il coraggio di dare forma ai propri sogni.

@AlicePodenzana

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